Stop (temporaneo) dell’Antitrust al progetto che avrebbe portato Conad Nord Ovest a entrare in modo strutturale nel mercato drugstore. La holding finanziaria Futura, riconducibile al sistema Conad, non potrà per ora acquisire i 271 punti vendita di proprietà della toscana General e di alcune sue controllate, di cui 262 a insegna PiùMe, distribuiti nel Centro-Nord e specializzati nei prodotti per la cura della persona e della casa.
Si tratta di un’operazione strategica che segnerebbe l’ingresso della Margherita in un mercato già presidiato soprattutto da operatori specializzati come Acqua & Sapone e Tigotà. Dopo una prima analisi, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di avviare un’istruttoria approfondita per “comprendere il vincolo concorrenziale effettivamente esercitato dai punti vendita della GDO sui negozi specializzati”.
Le 41 aree dove la concorrenza rischia di ridursi
Nel provvedimento di avvio dell’istruttoria, l’Antitrust spiega che l’operazione, “nel caso in cui l’ambito merceologico del mercato rilevante, come da ultimo precedente dell’Autorità, includa sia i punti vendita specializzati che alcuni punti vendita della Gdo, potrebbe essere idonea a ostacolare in modo significativo la concorrenza effettiva, anche mediante la costituzione o del rafforzamento di una posizione dominante”.
L’analisi geografica condotta dall’Autorità si basa sulle aree raggiungibili in circa 20 minuti di auto. In questi bacini territoriali, escludendo dal calcolo i drugstore concorrenti, le superette Conad e i discount con superficie inferiore ai 400 metri quadrati, la quota di mercato combinata tra le attività coinvolte supererebbe il 30% in 41 aree, con punte che in alcuni casi andrebbero oltre il 70-75%.
Le criticità risultano fortemente concentrate in Liguria, con 23 aree problematiche, e in Toscana, con 17. Il Piemonte compare con un solo mercato locale sotto osservazione.
Il precedente Acqua & Sapone
Uno degli elementi più interessanti del dossier è il richiamo esplicito al precedente Bubbles Bidco/Quattro, l’operazione con cui nel 2022 il gruppo Acqua & Sapone acquisì il network Quattro/La Saponeria. Il precedente riguarda esattamente lo stesso universo competitivo: drugstore, cura casa, personal care e cosmetica mass market. Già allora l’Antitrust si trovò di fronte alla stessa domanda che oggi pesa sull’operazione Conad – PiùMe: i drugstore competono esclusivamente con altri specialisti oppure anche con supermercati e discount?
In quel caso l’Autorità adottò una lettura relativamente ampia del mercato, includendo le catene specializzate, parte della Gdo e i discount di dimensioni più rilevanti, partendo da un presupposto semplice: per molte categorie merceologiche, dai detergenti agli shampoo, il consumatore può scegliere indifferentemente tra supermercato e negozio specializzato.
Ma proprio quel precedente evidenziò quanto il tema sia tutt’altro che pacificato. L’analisi economica, infatti, non restituì un risultato netto e la stessa Authority riconobbe che piccole variazioni nei parametri avrebbero potuto portare a conclusioni differenti. Questo rende il caso Conad ancora più delicato. A differenza di Acqua & Sapone, che era già un operatore puro del drugstore e quindi presentava una sovrapposizione competitiva evidente, qui l’acquirente è un player della grande distribuzione.
Il nodo interpretativo diventa decisivo: se la Gdo viene considerata un concorrente diretto del drugstore, allora il rischio concorrenziale cresce sensibilmente; se invece questa sostituibilità viene letta in modo più restrittivo, l’impatto dell’operazione cambia radicalmente. È verosimile che proprio su questo terreno si giocherà gran parte della difesa di Conad.
Conad e General avranno ora il compito di dimostrare che l’operazione non compromette la concorrenza oppure di proporre misure correttive. La procedura dovrà concludersi entro l’inizio di agosto.
Sotto osservazione anche il patto di non concorrenza
L’Antitrust non guarda soltanto agli effetti industriali dell’acquisizione. Nel mirino sono finite anche alcune clausole dell’accordo quadro tra Conad e General. L’intesa prevede infatti, per cinque anni dal closing, un obbligo di non concorrenza e di non sollecitazione. Anche questi vincoli saranno valutati dall’Authority, che dovrà stabilire se siano realmente accessori all’operazione e proporzionati alla sua realizzazione oppure se possano rappresentare un’ulteriore restrizione competitiva.