C’era molta attesa per la presentazione a Milano della consueta anteprima digitale del ‘Rapporto Coop 2026 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani‘, parte integrante di italiani.coop, il portale di ricerca e analisi sulla vita quotidiana degli italiani curato dall’Ufficio Studi Coop.
Ne è emerso, com’era per molti versi prevedibile, un quadro a tinte fosche, tra conflitti, crisi geopolitiche, costi di energia e materie prime critiche alle stelle, fine del multilateralismo e, ultimo non per importanza, del sogno americano.
La stanchezza del quotidiano
In questo mare in tempesta, gli italiani avvertono la stanchezza del quotidiano (lamentano la mancanza di tempo da dedicare a se stessi e il 30% è sulla soglia di un vero e proprio burning out), temono come e più degli altri le guerre (87%), sentono la zavorra della difficile situazione economica (77%). Il porto sicuro è la famiglia, un mito imperituro per gli italiani (lo indica il 64%) e sotto pressione non stupisce che la ricerca del benessere, un lascito del post-Covid, acquisti ora una valenza diversa; prima la mente e poi il corpo.
Con tali premesse, è inevitabile che anche sul versante dei consumi l’Italia appaia un Paese ingessato, fermo a vent’anni fa dove si fanno strada però nuove regole e nuove priorità. Consumare meno e combattere gli sprechi diventa un valore, come afferma comunque il 65% degli intervistati, ma non solo per necessità. Di quanti decidono di ridurre i consumi oltre uno su quatto lo fa per scelta personale.
Cresce la polarizzazione
“Il quadro che emerge dal Rapporto Coop è quello di un Paese in stallo, contrassegnato da una sempre più forte polarizzazione sociale con una classe media in grande difficoltà – commenta Domenico Brisigotti, Presidente Coop Italia. Chi come noi opera sul mercato deve fare particolare attenzione a una domanda che continua ad essere debole. Una possibile ma non auspicabile ripresa dell’inflazione, magari alimentata dalla pressione dell’energia, potrebbe innescare una spirale al ribasso negli acquisti sia quantitativa che qualitativa e finanche un abbandono o un attenuarsi dello stile alimentare italiano che, come abbiamo visto, è comunque proiettato verso una attenzione al cibo e a ciò che si mette in tavola. La distribuzione non ha spazi per assorbire ulteriore inflazione da costi. E ci auguriamo che aggravi ulteriori, pur nati sotto auspici condivisibili per l’obiettivo che si prefiggono, come la Sugar e la Plastic Tax (attualmente rinviate al gennaio 2027) non aggiungano ulteriori costi. Allo stesso modo confidiamo in un recepimento condiviso della direttiva sugli imballaggi che analogamente non gravi sui costi Gdo”.
Brisigotti ha sottolineato che Coop Italia riaffermerà il sostegno alla marca privata come strumento di protezione del potere di acquisto: “Stiamo anche approntando per il nuovo anno, un nuovo modello di relazione con industria e mondo agricolo capace di rendere più efficiente l’intera relazione di filiera”.